La sarta di Dachau

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TITOLO: La sarta di Dachau

AUTORE: Mary Chamberlain

EDITORE: Garzanti

ANNO: 2016

 

 

La sarta di Dachau, scritto da Mary Chamberlain, è stato definito il fenomeno letterario del 2015, edito in lingua originale da Random House, arriva nelle librerie italiane  grazie a Garzanti, nel gennaio del 2016.

Cominciamo con ordine, e perciò partiamo dalla trama:

Londra, 1939. Ada Vaughan non ha ancora compiuto diciotto anni quando capisce che basta un sogno per disegnare il proprio destino. E il suo è quello di diventare una sarta famosa, aprire una casa di moda, realizzare abiti per le donne più eleganti della sua città. Ha da poco cominciato a lavorare presso una sartoria in Dover Street, e la vita sembra sorriderle. Un viaggio imprevisto a Parigi le fa toccare con mano i confini del suo sogno: stoffe preziose, tagli raffinati, ricami dorati. Ma la guerra allunga la sua ombra senza pietà. Ada è intrappolata in Francia, senza la possibilità di ritornare a casa. Senza soldi, senza un rifugio, Ada non ha colpe, se non quella di trovarsi nel posto sbagliato. Ma i soldati nazisti non si fermano davanti a niente. Viene deportata nel campo di concentramento di Dachau. Lì, dove il freddo si insinua senza scampo fino in fondo alle ossa, circondata da occhi vuoti per la fame e la disperazione, Ada si aggrappa all’unica cosa che le rimane, il suo sogno. L’unica cosa che la tiene in vita. La sua abilità con ago e filo le permette di lavorare per la moglie del comandante del campo. Gli abiti prodotti da Ada nei lunghi anni di prigionia sono sempre più ricercati, nonostante le ristrettezze belliche. La sua fama travalica le mura di Dachau e arriva fino alle più alte gerarchie naziste. Le viene commissionato un abito che dovrà essere il più bello della sua carriera. Un vestito da sera nero, con una rosa rossa. Ma Ada non sa che quello che le sue mani stanno creando non è un abito qualsiasi. Sarà l’abito da sposa di Eva Braun, l’amante del Führer… 

Mi soffermerò poco sulla storia, se non per confermare quanto detto dalla stampa internazionale, si narra dell’amore, della guerra e della speranza in un modo tutto diverso e indimenticabile. Sicuramente non passerà inosservato l’aspetto dedicato ai sogni e al desiderio instancabile di raggiungerli, sono loro che spesso ci mantengono in vita.

26 marzoNon avevo mai letto nulla riguardante la seconda guerra mondiale e, in generale, mi sono sempre ben guardata dal farlo. Sono una persona molto sensibile a certi argomenti e a volte, per proteggermi, ho voluto allontanare da me alcuni discorsi. Ho visitato musei e visto film sul tema, ma tutti molto distanti, temporalmente parlando, l’uno dall’altro ma mai avevo letto qualcosa su quest’epoca storica. Leggere un libro è diverso:  le immagini si auto costruiscono nella mente e rimangono lì, impresse, sei tu il loro creatore e tu che le rendi reali, vivide, incancellabili.

Leggere un libro, con questa consapevolezza, è diverso!

Ada Vaughan è una protagonista particolare, per la quale non si simpatizza subito, anzi. All’inizio la trovavo infantile, viziata e ingenua ma poi il suo vissuto l’ha cambiata al punto che non amarla è stato impossibile. Come già vi accennavo nel Le mie cene con Edward, di norma tendo a immedesimarmi nei personaggi dei libri che leggo, tendo a capirne il linguaggio, le aspirazioni, le gioie ma anche le paure e i dolori, con Ada non è stato così e solo alla fine ne ho colto il motivo: io, non volevo immedesimarmi nella protagonista e soprattutto nel suo dolore.

Questo libro mi ha portato a riflettere molto sulla mia vita, sulla morte e sulla guerra. Durante la seconda guerra mondiale molte coscienze si sono lavate con la frase “io non ne sapevo niente” (come se non ci fossero state le leggi razziali a presagire il disastro) ma oggi, con i social, le breaking news, le foto e i video: quanto possiamo tirarci indietro e dire “io non lo sapevo”? Non voglio fare la morale a nessuno, ma è un libro che senza dubbio mi ha messo in discussione rispetto ai tanti fatti che ogni giorno mi limito ad osservare con cinico distacco.

Lo so, pensavate che sarebbe stata una recensione leggera, e invece… ma ogni tanto un po’ di sana autocritica è utile.

È un libro che consiglio a tutti, niente da aggiungere.

Alla prossima, Miriam

Luna di Miele a Parigi

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TITOLO: Luna di miele a Parigi

AUTORE: Jojo Moyes

EDITORE: Mondadori

ANNO: 2012

 

Luna di miele a Parigi è un libro di Jojo Moyes pubblicato nel 2012 ed edito da Mondadori nel 2014.

Il libro di piccole dimensione, conta infatti nemmeno 90 pagine, narra delle vicende amorose di due coppie appena sposate e, come è facilmente deducibile dal titolo, in luna di miele a Parigi.

La prima coppia che incontriamo è quella di Sophie e Édouard Lefevre. Sophie è una ragazza di provincia che, prima del matrimonio, lavorava come commessa presso La Femme Marché. Lui un artista stimato ma senza il minimo interesse a riscuotere il giusto pagamento.

Le vicende della loro luna di miele sono ambientate durante la prima guerra mondiale.

26-febbraioLa seconda coppia è composta, invece, da Liv Halston e suo marito David: lei una giovane donna laureata in cerca di occupazione, lui un architetto sulla buona strada per il successo, vivono lo stesso idillico periodo ma circa un secolo dopo.

La storia, per quanto prevedibile e spudoratamente romantica, colpisce nella sua estrema semplicità. La narrazione scorrevole e poco arzigogolata traccia una precisa caratterizzazione di tutti i personaggi mentre spesso, soprattutto nei romanzi rosa, questo viene lasciato al caso o alla libera interpretazione del lettore. In secondo luogo, in poco più di 80 pagine, vengono descritti tutti i gli stadi del sentimento contemplati da una normale relazione, dall’amore tenero a quello passionale, dalla naturale gelosia alla paranoia, fino ad arrivare allo sconforto, alla rabbia e poi il perdono.

Per quanto possa sembrare paradossale la luna di miele, come la descrive l’autrice, non sempre è sinonimo di un periodo d’oro, ma al tempo stesso prelude a ciò che sarà del futuro matrimoniale di ogni coppia.

Un libro leggero e dolce, per quanto prevedibile non noioso, adatto a chiunque cerchi una lettura non impegnata ma che lasci il sorriso, non eccessivamente romantica ma dall’incanto poetico, per chi vuole sognare senza staccare i piedi da terra.

A presto con il seguito La ragazza che hai lasciato,

Miriam