Sembrava una felicità

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TITOLO: Sembrava una felicità

AUTORE: Jenny Offil

EDITORE: NN Editore

ANNO: 2015

 

 

 

Sembrava una felicità di Jenny Offil , tradotto da Francesca Novajra, è stato pubblicato nel 2015 da NN Editore.

Con questo libro concludo la lettura dei tre romanzi presi, ormai un anno fa, alla fiera del libro Più Libri Più Liberi. Avevo deciso che avrei dato via ad una nuova tradizione: ogni anno comprare libri da una sola casa editrice e il 2017 è stato l’anno di NN Editore con Le prime 15 vite di Harry August e Le nostre Anime di Notte. Se dei primi due libri avevo sentito molto parlare, addirittura uno lo avevo già letto, di questo non ne conoscevo nemmeno l’esistenza ma, come capita spesso, sono stata attirata dalla seconda di copertina:

 

“il ritratto di una donna ma soprattutto una riflessione sui misteri della coppia, dell’intimità, della fiducia e dell’amore”

 

Mancava così poco al mio matrimonio che mi sembrava adatto! Per quanti di voi lo leggeranno capiranno quanto mi sbagliavo!

Nell’ultimo anno ho fatto molto fatica a leggere, o meglio, ad iniziare a leggere: trovo scuse, non riesco a concentrarmi su nulla e preferisco passare il tempo facendo altro, insomma il più classico dei blocchi del lettore.  Quando ho deciso di prendere in mano questo libro, mi sono approcciata alla lettura con estrema cautela, temendo di abbandonarlo, e per fortuna così non è stato.

La storia raccontata non è né originale, né avvincente tutto il fascino di questa opera risiede infatti nella penna dell’autrice. La Offil accompagna il lettore nel flusso di coscienza della protagonista, di cui non si conoscerà mai il nome, attraverso una scrittura spezzata: fatta di ricordi, sensazioni. sentimenti feriti, pensieri sconnessi, piccole e grandi riflessioni rendendo pian piano chiaro ciò che all’inizio sembrava un nebuloso insieme di parole.

Da sempre mi approccio a letture molto pragmatiche, se un autore vuole descrivere un sentimento lo chiama con il suo nome:  POST SEMBRAVA LA FELICITA'il dolore è dolore, il risentimento è risentimento, la felicità è felicità; la Offil non da nome ai sentimenti, li fa vivere attraverso la lettura, ed è per questo se in un primo momento si parla di un io, di un noi, della nostra bambina, in un secondo momento c’è la moglie, il marito, la figlia. La scrittrice usa la terza persona per rimarcare un distacco: nei sentimenti e nella forma;  non solo dagli altri ma soprattutto da se stessi – si sottolinea un fuga naturale, spontanea da un dolore che non si accetta, che non si merita, che in fondo non si vuole vivere. Non mi ero accorta di questo passaggio finche non si è ripetuto al contrario tornando al noi, all’io e alla felicità vera, questa volta.

Si! Lo consiglio, a chi, come me, dava un nome a tutto così come sembrava ma che con il tempo sta imparando che non tutto deve essere nominato perché sia reale!

Alla prossima, Miriam

 

Le nostre anime di notte

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TITOLO: Le nostre anime di notte

AUTORE: Kent Haruf

EDITORE: NN Editore

ANNO: 2016

 

 

 

Eccomi, finalmente, con una nuova recensione.

Oggi vorrei parlarvi di un libro pubblicato nel 2016 dalla casa editrice NN: Le nostre anime di notte di Kent Haruf,  l’ultima opera di questo famoso scrittore americano morto nel 2014, il quale ha ricevuto molti riconoscimenti e  con Crepuscolo, secondo romanzo della Trilogia della Pianura, ha vinto il Colorado Book Award.

Le nostre anime di notte, definito romanzo breve, racconta la storia di Louis e Addie due vedovi, vicini di casa, che vivono nella cittadina di Holt, i cui abitanti, dediti ai pettegolezzi e alle apparenze, precludono a sé stessi e agli altri molta della felicità che la vita può offrire.

Quando ho cominciato a leggere questo libro sapevo molto di più di quanto avessi voluto. Tutti lo avevano già letto e recensito e quando uscì il film, il trailer mi inseguiva in ogni video youtube; perciò se anche voi rientrate nella categoria di persone che non lo hanno ancora letto e vorrebbero mantenersi almeno un minimo della piacevole scoperta, che porta con sé ogni lettura,  non dirò nient’altro sulla trama.

Due sono i temi che si rincorrono per tutto il libro, la vita e la morte. Si respirano da ogni pagina, dialogo, descrizione e  dalla stessa scrittura scarna e veloce di Haruf;  che possiamo interpretare,  secondo Fabio Cremonesi , traduttore dell’opera, come la concitazione dell’autore di voler terminare tutta la storia che aveva dentro prima della fine del suo tempo.

Non potevamo aspettarci se non questi due temi, vita e morte, 1 Giugnoessendo protagonisti due signori avanti con gli anni che sentono la pressione della fine della prima e l’avvicinarsi inesorabile della seconda. Ma, per quanto possa sembrare strano, io continuo a ripensare al romanzo come ad un inno poetico alla vita con due sotto temi: l’urgenza e la felicità. Molti  di coloro che hanno letto il libro potranno obiettare la mia scelta sottolineando come siano pregnanti temi come la solitudine, il rimpianto, la voglia di rimediare ma, pensandoci, non conducono tutti alla volontà precisa di essere felici?

Urgenza. L’assenza del tempo fa sentire l’urgenza del dover fare, di dover rimediare, di dover parlare insomma di dover vivere. Un sotto tema, come lo definivo prima, che mi ha fatto molto riflettere su come tutti noi siamo collegati da quell’unica grande urgenza che muove le nostre vite: voglio essere felice!

Felicità. il nostro secondo sottotema, è da questo che inizia la storia, perché da qui Addie fa Louis quella strana richiesta di sera, è da qui che i due continuano ad incontrarsi nonostante le difficoltà è da qui che i due continuano a sperare  perché non è mai troppo tardi e perché  per quanto banale possa sembrare finché c’è ancora una notte da poter trascorrere insieme allora si può essere felici.

Le nostre anime di notte è un inno alla vita nell’oscurità che si avvicina.

FILM

Dopo aver letto il libro ho deciso di vedere il film su Netflix. Non ho mai recensito un film qui sul blog e ho pensato di dare vita ad una nuova serie: #book&film. Fatemi sapere che ne pensate e  se possa sembrarvi un’ idea carina.

Il film del 2017 diretto da Ritesh Batra ha come protagonisti Robert Redford e Jane Fonda. Non credo di essere la persona migliore per recensire un film per il semplice fatto che so essere estremamente puntigliosa e severa soprattutto quando questo si basa su un libro e, come in questo caso, che libro!

Metto le mani avanti, non è un brutto film; ma per i motivi sopracitati ci sono alcuni punti che mi sono poco chiari. So perfettamente che i tempi cinematografici, si distanziano da quelli dello scritto ma, parlando di un libro con meno di 200 pagine, si poteva sicuramente essere più precisi. Per spiegarmi meglio tratterò distintamente i due punti aspetti principali: la trama e la recitazione.

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La Trama. La trama si basa su un romanzo e quindi da questo deve partire si possono e a volte si devono cambiare delle cose ma, molto spesso, come in questo caso, si esagera.

La prima componente ad esser stata cambiata, con insuccesso, è la cronologia: alcune scene, che nel romanzo vengono descritte prima, nel film appaiono dopo e questo, a mio parere, ha creato confusione non soltanto sul piano temporale ma proprio nella caratterizzazione di alcuni personaggi che, ingiustificatamente, hanno avuto minor rilievo rispetto ad altri. Non vorrei  entrare troppo nello specifico per non rovinarvi nulla della lettura e della visione e perché vorrei che anche voi vi faceste un’idea personale, perciò tornate dopo aver letto il libro e soprattutto visto il film così potrete darmi anche i vostri pareri.

La seconda componente ad esser cambiata è l’importanza data a situazioni e personaggi: se  nel libro alcuni personaggi e alcuni aspetti sono stati ben descritti nel film, invece, sono stati lasciati intendere;  al contrario, alcuni aspetti che nel libro erano stati giusto spennellati o comunque non descritti nei minimi dettagli nel film sono stati spiegati in maniera fin troppo scrupolosa e nel modo sbagliato cercando un senso una scusante a quello che in realtà andava bene anche che non ne avesse.

La Recitazione. Con attori del calibro di Robert Redford e Jane Fonda non ci si poteva aspettare una recitazione migliore. Hanno colto l’essenza di Louis ed Addie, aggiungendo quel tocco personale che li ha resi ancor più speciali. Menzione speciale per Bonny del mio cuor!

La mia delusione più grande è stata la quasi totale assenza dell’angoscia silente di vivere una vita che va via, rimane, quindi, una storia d’amore tra due vedovi che per solitudine si sono cercati finendo di essere l’uno per l’altra più importanti di quello che si aspettavano.

Non ne consiglio la visione in prossimità della fine della lettura del libro ma li consiglio entrambi,  più il libro ovviamente, a tutti coloro che vogliono vivere la vita liberi, rimanendo ogni giorno sorpresi da essa .

Alla prossima, Miriam

Sono Tornata!

Sono tornata!

Dopo più di quattro mesi dal mio ultimo post, eccomi qui a riscrivere su questo blog! Credo che nessuno abbia sentito la mia mancanza, ma sentivo di dovervi delle spiegazioni.

La pausa che mi sono presa, ci tengo a dirlo, non è stata voluta ma necessaria. Sono cambiate così tante cose nella mia vita che, in questi ultimi mesi, riuscire a star dietro a tutto non solo stava diventando difficile ma quasi impossibile, un’ occasione più di stress che di piacere. Leggere, scrivere e condividere sono da sempre state le mie più grandi passioni ma la mancanza di tempo, di concentrazione e, si, di piacere mi hanno convinto a lasciare tutto per un po’ e dedicarmi alle attività che già assorbivano gran parte delle mie energie.

Ma quindi, cosa è successo?! Di tutto, letteralmente! Andiamo con ordine:

– Sono andata ad abitare da sola trasferendomi in un’altra città. Vivo nel Lazio, ma ad un’ora di distanza da casa dei miei genitori e, come ben sapete, se già è una fatica dover affrontare un trasloco, pensate a dover trasferire anche un negozio di libri! No, quello che avete pensato è troppo poco XD

– Ho cominciato a lavorare per altri, vi avevo già accennato che ho studiato per diventare Social Media Manager e che ho lavorato per alcune case editrici, ho da poco iniziato a farlo per altre attività tra cui un ristorante. Più in là vi dirò come si chiama se mai voleste provarlo!

– In ultimo ma non per importanza…. Mi sono sposata! Ebbene si ho fatto il grande passo e all’età di 24 anni ho deciso che era giunto il momento! Sarò controtendenza, folle, svampita e ingenua fate voi, e sicuramente è così, ma sono anche tanto innamorata e questo mi basta! In 8 anni insieme abbiamo imparato a conoscerci e riconoscerci ogni giorno; abbiamo costruito insieme un rapporto basato sul rispetto, la fiducia e il dialogo; abbiamo imparato che alle parole devono seguire gesti; che lo stesso senso dell’umorismo è il vero carburante di un rapporto; che bisogna prima star bene da soli per poter amare veramente un altro; che le cose si possono riparare e aggiustare e abbiamo imparato che il vero amore è quello che prima di tutto ti rende felice! Perciò si, a 24 anni, mi sono sposata!

Vi lascio, per ora, con queste tre novità. Nel prossimo futuro ci saranno altri cambiamenti e spero che ci sarete per condividerli con me!

A presto, Miriam