Sua Altezza!

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Titolo: Sua Altezza!

Autore: Annie Vivanti

Editore: Ensemble

Pagine: 208

Prezzo: €9 Brossura (http://www.edizioniensemble.it/prodotto/sua-altezza/)  – €4,99 Ebook (http://www.wikibook.it/prodotto/sua-altezza/)

Sua Altezza! ,scritto da Annie Vivanti, è stato pubblicato per la prima volta dalla casa editrice Bemporad nel 1923, riproposto da Ensemble nel 2014, è curato da Marco Bisanti.

Il racconto narra la fantastica avventura di Roberto, detto Bobby, un bimbo di 7 anni e di sua sorella Tina, di poco più grande. La loro ennesima marachella li porterà a dover trascorrere, per punizione, un giorno a casa e, nelle noiose ore pomeridiane, ecco che il quadro del soggiorno sembra muoversi, attirandoli a sé. Bobby e Tina, memori delle parole della mamma “un’opera d’arte non va guardata così, superficialmente, dal di fuori. Bisogna penetrarla per trovare ed afferrare l’anima dell’artista!”, entrano nel quadro per andare a cercarla.

Penso sia molto più difficile parlare di un libro che si è amato piuttosto di uno che non si è apprezzato, perché si ha il timore di non dire mai abbastanza e allo stesso tempo di dire quel poco di più che toglie la curiosità a chi lo si consiglia.

Sua Altezza! nasce come racconto per bambini ma, come ormai avrete capito, sono del parere che i libri per i più piccoli siano adatti a tutti, indifferentemente dall’età. Questo tipo di romanzo, come Le avventure di Pinocchio, è allegoria della vita ed ogni incontro ne rappresenta un aspetto significativo.SUA ALTEZZA

Per parlare con ordine possiamo qui riassumere, in 4 parole, quelli che, per me, sono gli aspetti fondamentali del romanzo: parlar chiaro, solidarietà, false apparenze e perseveranza.

Spesso tra adulti si usa l’espressione parla chiaro che invece è molto meno usata nei confronti dei più piccoli, è evidente nella storia che spesso, il nostro parlare figurato, è frainteso dai bambini e non per i motivi che pensiamo noi. La ragione è molto semplice, non possiedono quelle costruzioni mentali, date dall’età e dall’educazione, che non sono altro che gabbie in cui ci vantiamo di essere rinchiusi. Parlar chiaro dovrebbe essere un modus operandi, la base di qualsiasi relazione affinché sia sana, vera e sincera.

Un secondo aspetto che mi ha toccato profondamente è la solidarietà.
Nel romanzo la incontriamo in varie forme, ma quella che più mi ha commosso si può riassumere in una frase: Sappi che le ore consegnate dalla giovinezza a chi è triste, sono benedette per entrambi: sono gemme che né per l’una né per l’altra si perdono mai più (cap. XXVIII pag.170).

False apparenze, credo che tutti voi che mi stiate leggendo abbiate avuto a che fare con la difficoltà di distinguere ciò che sembra giusto da ciò che effettivamente lo è. Penso sia un argomento molto difficile da spiegare ai più piccoli ma questo romanzo con la giusta dose di ironia, spensieratezza e un pizzico di inquietudine mostra i rovinosi modi in cui la vita di ognuno di noi può essere distrutta per non aver saputo riconoscere in tempo le false apparenze.

In ultimo la perseveranza, una parola o per meglio dire una parolaccia dei nostri giorni. La fatica del raggiungere gli obiettivi, lo sforzo, lo sconforto, la costanza sembrano essere caratteristiche della vita da cui i bambini debbano essere protetti, Sua Altezza! mostra invece che è la perseveranza, con tutto ciò che essa comporta, a salvarci e a salvare, e questa è una lezione che nessuno di noi dovrebbe  mai dimenticare.

Non voglio svelarvi nulla di più, ma spero di lasciarvi con la curiosità di prendere questo libro in mano perché non riuscirete a smettere di leggerlo.

Che dire è un romanzo super consigliato ai piccoli e ai grandi, agli intraprendenti, a coloro che non hanno ancora trovato il coraggio e a tutti quelli che possiedono l’anima dell’artista, impaziente di spiccare il volo!

Alla prossima lettura, Miriam

La sarta di Dachau

26 marzo Titolo: La Sarta di Dachau

Autore: Mary Chamberlain

Editore: Garzanti

Pagine: 318

Prezzo: € 16,90 Rilegato – € 7,99 Ebook

 

 

La sarta di Dachau, scritto da Mary Chamberlain, è stato definito il fenomeno letterario del 2015, edito in lingua originale da Random House, arriva nelle librerie italiane  grazie a Garzanti, nel gennaio del 2016.

Cominciamo con ordine, e perciò partiamo dalla trama:

Londra, 1939. Ada Vaughan non ha ancora compiuto diciotto anni quando capisce che basta un sogno per disegnare il proprio destino. E il suo è quello di diventare una sarta famosa, aprire una casa di moda, realizzare abiti per le donne più eleganti della sua città. Ha da poco cominciato a lavorare presso una sartoria in Dover Street, e la vita sembra sorriderle. Un viaggio imprevisto a Parigi le fa toccare con mano i confini del suo sogno: stoffe preziose, tagli raffinati, ricami dorati. Ma la guerra allunga la sua ombra senza pietà. Ada è intrappolata in Francia, senza la possibilità di ritornare a casa. Senza soldi, senza un rifugio, Ada non ha colpe, se non quella di trovarsi nel posto sbagliato. Ma i soldati nazisti non si fermano davanti a niente. Viene deportata nel campo di concentramento di Dachau. Lì, dove il freddo si insinua senza scampo fino in fondo alle ossa, circondata da occhi vuoti per la fame e la disperazione, Ada si aggrappa all’unica cosa che le rimane, il suo sogno. L’unica cosa che la tiene in vita. La sua abilità con ago e filo le permette di lavorare per la moglie del comandante del campo. Gli abiti prodotti da Ada nei lunghi anni di prigionia sono sempre più ricercati, nonostante le ristrettezze belliche. La sua fama travalica le mura di Dachau e arriva fino alle più alte gerarchie naziste. Le viene commissionato un abito che dovrà essere il più bello della sua carriera. Un vestito da sera nero, con una rosa rossa. Ma Ada non sa che quello che le sue mani stanno creando non è un abito qualsiasi. Sarà l’abito da sposa di Eva Braun, l’amante del Führer… 

Mi soffermerò poco sulla storia, se non per confermare quanto detto dalla stampa internazionale, si narra dell’amore, della guerra e della speranza in un modo tutto diverso e indimenticabile. Sicuramente non passerà inosservato l’aspetto dedicato ai sogni e al desiderio instancabile di raggiungerli, sono loro che spesso ci mantengono in vita.

Non avevo mai letto nulla riguardante la seconda guerra mondiale e, in generale, mi sono sempre ben guardata dal farlo. Sono una persona molto sensibile a certi argomenti e a volte, per proteggermi, ho voluto allontanare da me alcuni discorsi. Ho visitato musei e visto film sul tema, ma tutti molto distanti, temporalmente parlando, l’uno dall’altro ma mai avevo letto qualcosa su quest’epoca storica. Leggere un libro è diverso:  le immagini si auto costruiscono nella mente e rimangono lì, impresse, sei tu il loro creatore e tu che le rendi reali, vivide, incancellabili.

Leggere un libro, con questa consapevolezza, è diverso!

Ada Vaughan è una protagonista particolare, per la quale non si simpatizza subito, anzi. All’inizio la trovavo infantile, viziata e ingenua ma poi il suo vissuto l’ha cambiata al punto che non amarla è stato impossibile. Come già vi accennavo nel Le mie cene con Edward, di norma tendo a immedesimarmi nei personaggi dei libri che leggo, tendo a capirne il linguaggio, le aspirazioni, le gioie ma anche le paure e i dolori, con Ada non è stato così e solo alla fine ne ho colto il motivo: io, non volevo immedesimarmi nella protagonista e soprattutto nel suo dolore.

Questo libro mi ha portato a riflettere molto sulla mia vita, sulla morte e sulla guerra. Durante la seconda guerra mondiale molte coscienze si sono lavate con la frase “io non ne sapevo niente” (come se non ci fossero state le leggi razziali a presagire il disastro) ma oggi, con i social, le breaking news, le foto e i video: quanto possiamo tirarci indietro e dire “io non lo sapevo”? Non voglio fare la morale a nessuno, ma è un libro che senza dubbio mi ha messo in discussione rispetto ai tanti fatti che ogni giorno mi limito ad osservare con cinico distacco.

Lo so, pensavate che sarebbe stata una recensione leggera, e invece… ma ogni tanto un po’ di sana autocritica è utile.

È un libro che consiglio a tutti, niente da aggiungere.

Alla prossima, Miriam

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Titolo : È solo una storia d’amore

Autore: Anna Premoli

Editore: Newton Compton

Pagine: 314

Prezzo: € 9,90 Rilegato – € 4,99 Ebook

 

È solo una storia d’amore è un libro di Anna Premoli edito da Newton Compton, pubblicato nel novembre del 2016.

La storia è incentrata su due personaggi Aidan Tyler e Laurel Miller, entrambi scrittori. Lui, con un unico romanzo a suo nome, è vincitore del premio Pulitzer, gloria e condanna a suo dire poiché da allora non ha più scritto nulla. Lei, conosciuta sotto pseudonimo, è una scrittrice di successo, stanca di essere relegata nella categoria rosa

Ad essere sincera ho acquistato il libro della Premoli grazie ad una promozione sugli Ebook Newton Compton, mi comporto così quando non sono sicura che il libro in questione mi piacerà, se invece poi mi conquista lo acquisto anche cartaceo così da averlo sempre disponibile e, spoiler, ho ordinato una copia!

Sono la classica tipa romantica ma non troppo, poco sognatrice e  un po’ più realista, ho sviluppato una strana avversione per tutte quelle storie dove sembra che tutti sappiano esattamente cosa dire, quando e quale sia il modo opportuno di farlo, come se seguissero un copione. È solo una storia d’amore è veramente solo una storia d’amore, come tante altre, dove vi è un incontro, una conoscenza, una crescita e infine l’amore, il vero punto di svolta è da attribuire alla penna di Anna Premoli. è un racconto semplice ma non banale, intuibile ma non noioso e, soprattutto, perspicace, ironico e simpatico con una protagonista veramente femminile,con le sue fissazioni , paure, fragilità ma anche con il suo amor proprio, intelligenza e voglia di farsi valere.

È un libro diverso dal solito. Lo consiglio a tutti quelli che pensano che il rosa valga poco o niente, a chi pensa che chi lo scrive o lo legge sia sensibile e fragile, a tutti quelli che credono che l’amore lo si possa incontrare persino in fila al bar.

Alla prossima, Miriam

Il giro del mondo in 80 giorni

19-febbraio

 

Il giro del mondo in 80 giorni è una delle opere più famose dell’autore francese Jules Verne, pubblicato per la prima volta nel 1873, è considerato un classico d’avventura.

Come è facilmente intuibile dal titolo, il libro tratta del giro del mondo effettuato in 80 giorni dall’inglese, ricco, celibe e abitudinario, Phileaps Fogg e dal suo servitore Gambalesta. L’espediente, che da inizio all’avventura, è una scommessa tra il nostro protagonista ed altri membri del Reform Club di cui l’inglese è socio. Tra coincidenze, incontri, salvataggi improbabili e fughe improvvise, si srotola il filo della storia trasportando il lettore in luoghi esotici e stranieri al limite della fantasia.

Romanzo d’avventura e classico giovanile, è stato sviscerato in ogni sua parte e in ogni dove su internet, perciò trovo inutile dilungarmi in una dissertazione critica di cui non ho né le competenze né le capacità, ma penso sia più giusto parlare del mio personale approccio a questa lettura.

Il giro del mondo in 80 giorni si trova nella mia libreria da oltre 10 anni, un regalo d’infanzia completamente dimenticato. L’ho ritrovato qualche giorno fa e per curiosità, o più  probabilmente per la mia mania dei classici, ho cominciato a leggere.

Il tema principale del romanzo è sicuramente il viaggio. Quando si parla di un viaggio se ne intendono in realtà due: quello interiore e quello fisico. I protagonisti non ritornano alle loro vite nello stesso modo in cui erano partiti,  come spesso accade  nella vita, i viaggi: arricchiscono,trasformano, comprendono, forgiano, mostrano i veri valori.

Cosa mi porto dentro di questo libro? Sicuramente la voglia di viaggiare! La meticolosa descrizione di Verne mi ha fatto sognare paesaggi ad occhi aperti, dei quali adesso mi è rimasta la curiosità di vederli personalmente.

Ci sono libri che capitano proprio al momento giusto. Quando ho letto Il giro del mondo in 80 giorni stavo vivendo un periodo in cui tutto sembrava non funzionare o comunque non funzionare per il mio verso, per quello che ritenevo corretto, non so se Verne voleva lasciare anche questo messaggio, ma quello che ho colto è che non sempre quello che vogliamo ottenere è tanto importante come quello che abbiamo già ottenuto e questo libro, in un modo che scoprirete leggendolo, ne è la prova.

Consigliato a chi è attento, a chi viaggia e a chi piacerebbe, a chi ha un buon amico, a chi casca sempre in piedi, a tutti quelli insomma a cui piace leggere, sognare e credere che anche da un libro possano uscirne ottimi suggerimenti.

A presto, Miriam

 

Le mie cene con Edward

29-gennaio

 

Le mie cene con Edward è un libro di Isabel Vincent, edito da Garzanti, nelle librerie da  novembre 2016.

Lo avevo notato subito per la bella copertina. Mi ricordava il Natale, le feste, la compagnia e così visto che cercavo qualcosa da leggere per entrare nel mood natalizio l’ho comprato, poi i vari impegni hanno preso il sopravvento e la lettura è stata rimandata a questo mese.

Ho riflettuto molto su questo libro e su come scrivere questa recensione: per la prima volta mi trovo in un’ambiguità di giudizio.

Ma cominciamo con la trama, vi riporto ciò che c’è scritto nel risvolto della  sovraccoperta:

“È una fredda sera d’inverno e le vacanze di Natale sono da poco trascorse, quando Isabel bussa svogliatamente alla porta di Edward. In quel momento vorrebbe non aver mai promesso alla sua migliore amica di fare compagnia al padre mentre era fuori città. Ancora non può sapere che quell’anziano signore che in cucina sta preparando uno squisito arrosto e un soffice soufflé è un cuoco straordinario, e sta per cambiarle per sempre la vita. Con quella cena ha infatti inizio una delle più improbabili amicizie: lui ha 93 anni, e non pensa ad altro che alla sua amatissima moglie da poco scomparsa; lei di anni ne ha soli 40, e dopo l’ennesima delusione sentimentale ha deciso che non si fiderà mai più dell’amore. Ma giorno dopo giorno, quasi senza accorgersene, sia lei sia Edward si scopriranno di nuovo capaci di sorridere e di gioire, pronti a scoprire il sapore dimenticato della felicità.”

Di solito, quando mi approccio ad una nuova lettura, cerco, per la prima parte del romanzo, di entrare in relazione con il protagonista, cerco similitudini nei comportamenti, nelle amicizie, nelle scelte, nei discorsi qualcosa che lo possa ricondurre a me. Spesso accade quando si tratta di storie di rinascita, formazione o biografie, so che forse non è il metro più adatto per giudicare ma a mia discolpa posso dire che non capita sempre. Perché ho parlato del mio approccio alla lettura perché in Isabel non ho visto nulla di me, forse perché non siamo coetanee o forse perché non ho mai subito delusioni d’amore (lo so, sono fortunata! Ho conosciuto l’uomo della mia vita a 16 anni e il prossimo anno me lo sposo!) ad ogni modo non sono riuscita ad entrare in relazione con lei e perciò credo di non aver colto in pieno il messaggio del libro.

Il romanzo è ben scritto e ben strutturato, ti accompagna nelle vite dei protagonisti portata dopo portata. Le cene con Edward non saranno il semplice sfondo della storia, ma la colonna portante su cui tutto l’impianto narrativo si regge.

Alcuni aspetti mi hanno colpito. Primo tra tutti: l’ambientazione, siamo abituati a leggere o vedere storie ambientate nella sfavillante e sempre attiva New York, la maggior parte delle volte vista da Manhattan, il romanzo invece copre tutto un altro distretto: Staten Island, decisamente meno accattivante del primo, ma allo stesso tempo con la sua ragion d’essere.

Un altro aspetto, forse un po’ più banale: è la cucina o meglio il modo di cucinare. Edward non solo sceglie i migliori ingredienti della città ma anche il miglior modo per abbinarli, cucinarli e servirli, e a me, che sono a mala pena in grado di accendere il forno, ha creato un senso di sfida,  di mettermi alla prova in un ambito fino ad ora inesplorato, perché è vero che la buona cucina suscita il buon umore e di buon umore si fanno scelte migliori.

Ma ciò che più mi ha colpito di questo romanzo è la sincera amicizia tra Isabel ed Edward, fatta di confidenze, di rimproveri e sorprese, è vero che nei momenti di difficoltà avere un amico accanto può salvarti.

Per concludere è una storia che si può riassumere nella frase che troviamo scritta sulla copertina “L’amore per la vita è un piatto che va servito caldo”.

Un libro che non mi sento perciò di bocciare. Vi invito tutti a leggerlo e a rifletterci su, dai più giovani ai meno giovani, da chi è innamorato e a chi dell’amore non ne vuole sapere nulla, da chi ama cucinare e a chi mangiare, a tutti coloro che amano la vita nonostante tutto.

Alla prossima,

Miriam

 

Il Parnaso Ambulante

15-gennaio

 

Ed eccoci ritrovati con la prima recensione del 2017. Il Parnaso Ambulante è un romanzo scritto da Christopher Morley nel 1917 e pubblicato, nella versione italiana, da Sellerio Editore nel 1992.

Il libro, che conta poco più di 100 pagine nel formato della Sellerio, narra la storia di Elena McGill. Dopo una vita dedicata al fratello e alla loro fattoria, acquista da Roger Mifflin, un venditore di strada, il “Parnaso ambulante”: un carro, contenente il più svariato genere di libri da vendere nelle campagne della Nuova Inghilterra. Ha inizio così la sua avventura.

Tre sono, a mio parere, i temi principali di questo storia: l’amore, il viaggio e l’emancipazione. Analizziamoli ordinatamente.

L’amore è un tema che fa ancora scrivere di sé. Ci sono amori romantici, poetici, tormentati, nascosti, non corrisposti ma quello descritto nel “Parnaso Ambulante” è un altro tipo d’amore di cui sarebbe meglio parlarne attraverso le parole di Roger Mifflin:

Quando si vende un libro ad una persona, non gli si vendono soltanto dodici once di carta con inchiostro e colla, gli si vende un’intera nuova vita. Amore e amicizia e umorismo e navi in mare di notte; c’è tutto il cielo e la terra in un libro, in un vero libro intendo[…]è un nuovo campo d’azione, ma per le ossa di Whitman, ne vale la pena! è questa la cosa di cui ha bisogno questo paese: più libri!

Inutile dire che per me amante, lettrice e commerciante di libri ritrovare questa frase è stato come leggere un mio pensiero espresso in maniera decisamente più eloquente.

Il viaggio è un tema molto caro agli autori americani, sottintendendo con esso non solo un viaggio fisico ma personale, di crescita e libertà. Il viaggio non fa da sfondo alla storia né è utilizzato come espediente narrativo ma è esso stesso l’essenza del racconto, dove insieme allo svolgersi dei paesaggi si svolge la riscoperta personale di Elena. Vi ritroverete a viaggiare con lei.

L’ultimo tema da me evidenziato è l’emancipazione. Il romanzo si apre su Elena McGill, una donna di 39 anni che si autodefinisce grassa. Vive in una fattoria con il fratello, felice della sua condizione, finché questi non decide di diventare scrittore e da lì iniziano i loro problemi. Penso che più la volontà del fratello di diventare scrittore e accantonare i suoi doveri nella fattoria, quello che stizzisce Elena è la sua personale incapacità di trovare un posto nel mondo e di vivere veramente secondo i suoi desideri. Dopo una vita passata a rincorrere  il tipo ideale di altri è difficile porsi, in tarda età, certe domande. Sarà il Parnaso a risvegliare in Elena la forza e la volontà di riprendere in mano la sua esistenza.

Un libro che personalmente terrò nel cuore per svariati motivi. In Elena ho rivisto la me di due anni fa, nonostante la differenza di età molto spesso, in passato, mi sono posta le sue stesse domande, sono stati i libri ad aver risposto per me.

Consigliato vivamente a tutti: ai lettori appassionati, agli innamorati, a coloro che viaggiano, a quelli che parlano solo di libri, a quelli che si sentono troppo giovani per certe cose e a quelli che si sentono troppo vecchi, a  quelli che di questa passione ne hanno fatto un lavoro, a coloro che, come Roger ed Elena, fanno circolare, a modo loro, buoni libri!

A presto, Miriam

Reading Challenge 2017

8-gennaio

Reading Challenge 2017

  • Una raccolta di storie
  • Un libro sull’oriente
  • Un libro romantico
  • Un libro con l’autore con il tuo nome
  • Una graphic novel
  • Un libro di fiabe o favole
  • Un libro che parla di libri
  • Un thriller
  • Un libro storico (non per forza realistico)
  • Un libro che racconta di una malattia
  • Un libro che hai amato da bambino
  • Un libro magico
  • Un libro con meno di 100 pagine
  • Un classico russo
  • Un classico inglese
  • Un classico italiano
  • Un classico francese
  • Un best seller del 2016
  • Un best seller del 2015
  • Una saga
  • Un libro che parla di viaggi
  • Un libro usato
  • Un libro comprato in un’altra città
  • Un libro regalato
  • Un libro auto regalato
  • Un libro con protagonista femminile
  • Un libro con protagonista maschile
  • Un libro che consiglieresti a tutti
  • Un libro di fantascienza
  • Un libro horror
  • Un libro con un fattore atmosferico nel titolo
  • Un libro con un’emozione nel titolo
  • Un libro con il nome di una città
  • Un libro con il nome di un paese
  • Un libro con una festa nel titolo
  • Un libro con un numero nel titolo
  • Un libro che ti ricorda un momento felice
  • Un libro che ti ricorda una persona
  • Un libro menzionato in un altro libro
  • Un libro menzionato in una serie tv
  • Un libro menzionato in un film
  • Un libro in cui è stato fatto un film nel 2016
  • Un libro preso con i saldi
  • Un libro preso dalla libreria dei tuoi genitori/ amici/ parenti
  • Un libro della biblioteca
  • Un libro che hai paura di leggere
  • Un libro di un autore che ami
  • Un libro di cui sei scettico
  • Un libro che ti hanno consigliato
  • Un libro che ti faccia ricordare l’anno trascorso

Piccole Donne

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Piccole donne è il più famoso romanzo di Louisa May Alcott che pubblicò, per la prima volta in un unico volume, nel 1880.

Il romanzo racconta la storia delle quattro sorelle March: Meg, Jo, Beth ed Amy. Le ragazze vivono con la madre, mentre il padre è in guerra, trascorrono le giornate con il caro amico Laurie e, tra i problemi adolescenziali, crescono diventando piccole donne.

Come sempre, quando recensisco un classico, non posso che approcciarmi in punta di piedi perché, come ormai saprete, è sempre difficile parlare di un libro di una certa portata; perciò, più che decantarne le lodi e confermare quanto sia indiscutibilmente adatto ai ragazzi, preferisco parlare del mio personalissimo approccio a quest’opera.

Piccole Donne è stato il mio primo romanzo, avevo circa 8 anni e già una vena romantica angloamericana. è il libro che più di tutti mi ha cambiato la vita e non per la storia in sé, di cui vi dirò più in là, ma perché con la delicatezza dei romanzi di un tempo e la narrazione leggera adatta all’età mi ha accompagnato per mano in un mondo fatto di avventure, sogni, luoghi sconosciuti, amori romantici e tragedie che attraverso l’amore per questo libro e poi per la lettura non ho più abbandonato.

La storia delle sorelle March ci sembra così lontana nei tempi e nei modi da non sembrare adatta ai ragazzi di oggi, eppure superato il primo approccio si nota come Piccole Donne sia in realtà più attuale che mai. Nonostante parli di 4 ragazze non si limita a descrivere un comportamento femminile ma più semplicemente umano. Si fa spesso riferimento a come modulare la propria impulsività, valutare le priorità, che l’essere viene prima dell’apparire, a come le persone tutte, ricche o povere che siano, hanno molto più valore del possesso e che ognuno di noi porta con sé un dono che va scoperto, curato e lasciato fiorire.

Una storia di altri tempi ma forse no, una storia adatta ai più piccoli ma che non disdegnerei da adulta, una storia che insegna e che aiuta a crescere come le quattro Piccole Donne.

Quale è stato il vostro primo romanzo? Fatemi sapere con un commento!

Miriam

 

Il Bassotto e la Regina

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Il bassotto e la regina è un libro scritto da Melania G. Mazzucco, edito da Einaudi e pubblicato nel 2012.

Di questa storia non definirò il genere letterario, essendo un impreciso miscuglio tra favole e fiaba, mi limiterò a specificare che non si tratta di un racconto solo per bambini.

I protagonisti del racconto sono animali: coraggiosi, impavidi, fedeli, orgogliosi e altruisti; a questi si affiancano gli uomini che di magico e fantasioso hanno ben poco.

Non volendo proporre un riassunto né tantomeno spoilerare nulla, passerò direttamente agli apprezzamenti.

Ho amato innanzitutto le dimensione, parliamo di un libro che tutto considerato non supera le 70 pagine. Potrebbe sembrarvi insolito, ma sono sicura di trovare consensi per questa mia affermazione, che di una storia se ne apprezzino innanzitutto le piccole dimensioni, ma quando si è sempre di corsa trovare il tempo per leggere è davvero difficile  e con storie molto lunghe facilmente si perde il filo del discorso.

La storia si camuffa da favola per raccontare con “leggerezza” argomenti seri e delicati, da spiegare ai più piccoli ma di cui anche i grandi dovrebbero prendere consapevolezza.

Un libro che fa riflettere e su cui riflettere, un libro che ti sbalordisce e tramortisce, un libro da leggere.

Fatemi sapere che ne pensate, se qualcuno di voi l’ha letto o se lo ha fatto leggere ai più piccoli. Vi aspetto qui sotto nei commenti.

Alla prossima recensione.

Miriam

Dopo di Te

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Nonostante il fatto che io non sia mai stata un’amante dei sequel, soprattutto se non pensati sin dall’inizio, come nel caso di Harry Potter, ho affrontato il libro senza essere prevenuta nei suoi confronti. Ho amato Io prima di te e pensavo di potermi innamorare di Dopo di te. Non è stato così.

Procediamo con ordine: Dopo di te è l’attesissimo seguito di Io prima di te scritto da Jojo Moyes e pubblicato da Mondadori nel maggio del 2016. Ritroviamo Louisa due anni dopo la morte di Will  intenta a fronteggiare una serie di vicissitudini che sconvolgeranno nuovamente e completamente la sua vita.

Ora, dopo averlo presentato, concedetemi di passare alle critiche. Perché non mi è piaciuto? Potrei dire tante cose ma, per evitare spoiler, mi limiterò a descrivere due macro problemi che ho riscontrato nel corso della lettura, o almeno lo sono stati per me.

In Io prima di te lasciamo Louisa alle prese con la sua nuova vita, con in mano la lettera di Will, un conto a lei intestato, tante cose da fare e il suo immenso dolore. Nel mio immaginario Louisa avrebbe pianto la scomparsa di Will ma avrebbe “vissuto bene”, come lui le aveva chiesto nella lettera, possibilmente realizzando il sogno di iscriversi ad una scuola di moda, oppure cercando casa e trovando, forse, poi un nuovo amore. Tutte le mie illusioni si sono scontrate con la triste realtà del libro e tutto quello che io volevo solo immaginare è diventato realtà…

Un altro grande problema è che tutta la storia ha dell’incredibile! Già in Io prima di te avevo avuto questa sensazione, ma il tema trattato e  le forti emozioni provate l’hanno acquietata; qui, invece, è uscita più prepotente che mai! Non credo sia possibile nella vita reale vivere, o gestire, tutte queste situazioni, nonostante certo al giorno d’oggi se ne sentano di tutti i colori! Questo seguito mi è sembrato sforzarsi di voler dare un senso ad ogni cosa fino all’inverosimile, quando non sempre tutto ha un senso e questo era il vero punto di forza di Io prima di te.

Il libro, per intenderci, è ben scritto, come nello stile della Moyes, ed è inutile dire che non è assolutamente ai livelli di Io prima di te, dato che nessuno se lo aspettava. Resta il fatto che, personalmente parlando,  poteva non essere scritto o almeno io avrei preferito non leggerlo,  e so che questa opinione potrebbe scontrarsi con quella di molti voi lettori. Non voglio certamente convincere nessuno, ognuno in coscienza scelga se leggerlo o meno, poi tornate qui così ne possiamo parlare insieme.

Aspetto vostri commenti, alla prossima recensione!

Miriam.