L’Isola del Tesoro

lisola-del-tesoro-doc-1

L’Isola del Tesoro (1883) di Robert Louis Stevenson è considerato uno dei più celebri romanzi per ragazzi di tutti i tempi.

La storia narra di un adolescente, Jim Hawkins che per un brutto scherzo del destino viene coinvolto nell’avventurosa ricerca dell’Isola del Tesoro. Tra pirati, ammutinamenti, battaglie e colpi di cannoni Jim si ritroverà costretto a compiere delle scelte e, suo malgrado, a dover crescere.

Le vicende sono raccontate dallo stesso Jim, ormai adulto, e viene considerato un romanzo di formazione nonostante alcuni elementi risultino inusuali, rispetto a quelli tipici dei racconti pedagogici dell’epoca. A differenza di David Copperfield e Le avventure di Pinocchio dove il personaggio era “negativo” già a partire dalla descrizione fisica, per poi passare a quella caratteriale e infine per coincidere con quella reale, nel L’Isola del Tesoro si rimane in una sorta di ambiguità morale dove non sempre si è completamenti buoni ma neanche completamente cattivi (Long John Silver), rispecchiando in questo modo ciò che accade nella vita di tutti i giorni.

Quando ci si approccia ad una lettura classica, ci si scontra sia con la grande critica del passato sia con l’opinione comune e potersi fare un’idea propria risulta sempre difficile, per non dire rischioso. La banalità è dietro l’angolo e la possibilità di essere superficiali incombe sul lettore come una spada di Damocle, perciò spero che nessuno si risentirà del parere di una semplice lettrice, poco esperta, troppo chiacchierona e in vena di dare qui la sua opinione in merito!

L’Isola del Tesoro è da sempre considerato un romanzo prettamente maschile perché classificato come genere d’avventura, pieno di pirati, d’armi ma, oggi, questo stereotipo è stato superato e posso affermare con certezza che la storia risulta piacevole “anche” per una ragazza.

Il ritmo narrativo sembra seguire i movimenti del mare. Si intervallano momenti di calma, poi dolcemente ondulatori e infine burrascosi ed è questa la parte più antipatica del libro, il procedere a volte lento e a volte così veloce rende, a mio avviso, la lettura poco scorrevole e l’uso continuo di termini tecnici, riguardo la navigazione, non aiuta un lettore, poco esperto del campo, ad entrare nella storia.

L’aspetto che più mi affascina nei romanzi definiti di “formazione” è vedere il cambiamento del protagonista, in particolare gli elementi che lo caratterizzano all’inizio del racconto e che si trasformano con il susseguirsi degli eventi. Jim è un adolescente con un’alta reputazione di sé, che facilmente si lascia andare a giudizi affrettati e superficiali ed è questo il dettaglio che nel corso della storia cambia, imparerà a sue spese che l’apparenza inganna e che è importante giudicare solo le azioni. Jim cresce e da ragazzo a cui badare diventa un uomo capace di osservare, pensare e agire come tale.

Ad ogni modo è un romanzo classico da leggere adatto ai più giovani, come Jim, e agli adulti che non hanno dimenticato il brivido e il fascino dell’adolescenza e l’idea che ad ogni nuova esperienza è legata un’avventura.

E voi l’avete letto? Cosa ne pensate? Vi aspetto qui, per commentarlo insieme!!

Vi lascio il link per acquistarlo a poco:

http://www.ebay.it/itm/LIsola-del-Tesoro-Stevenson-Usato-Mondadori-1957-/152261842688?hash=item2373835700

A presto, Miriam

Leggere la disabilità

img_3145

Ci sono libri che è impossibile non divorare, altri assaporare e altri per cui bisogna sedersi, munirsi di carta e penna , e leggere con calma. è questo ultimo il caso di Leggere la disabilità di Martina Naccarato, edito da Gattomerlino e pubblicato nell’agosto 2016.

Martina Naccarato, classe 1988, è una ragazza disabile di Arezzo che  recentemente si è laureata in Lingue e Letterature Europee Americane e, in questo libro, è contenuto il nucleo essenziale della sua tesi di laurea.

Come si intuisce dal titolo, il saggio tratta della disabilità. L’argomento, per quanto delicato e a volte controverso, viene affrontato dall’autrice in maniera diretta, senza mezzi termini e senza indorare la pillola. Il testo si può dividere in tre sezioni: nella prima è esposta la tesi, nella seconda  si riportano esempi a favore della tesi, nella terza si leggono testimonianze reali.

Nella prima parte l’autrice definisce la disabilità attraverso due macro concetti, quello della diversità e quello di normalità. Queste due idee, che sembrano contrapporsi l’una all’altra, stando all’analisi dell’autrice, sono in realtà costruzioni mentali dal momento che in natura ogni cosa è differente. L’autrice conclude affermando che è solo attraverso la letteratura e il cinema, con la loro capacità di narrare l’inenarrabile, che si può guardare oltre la diversità dell’altro.

Nella seconda parte si riportano esempi di supporti letterari (Libri Tattili), libri per l’infanzia, romanzi, biografie e autobiografie che, attraverso il modo di raccontare la disabilità e di approcciarsi al mondo del “diverso”, riescono a mettere il soggetto nella condizione di comunicare con l’ “altra parte” del mondo. Una nota a sé merita l’analisi del testo poetico Ti aspetterò alle otto di Pierluigi Lenzi, di cui troviamo la testimonianza più avanti. Le poesie, di cui vengono riportati i testi, mostrano in tutta la loro chiarezza i timori, le paure e l’angoscia che può provare una persona con disabilità, ma allo stesso tempo evidenzia l’ipocrisia di chi pensa di poter capire le emozioni dell’altro, e la forza, la voglia ancora di vivere e di prendere le proprie decisioni.

Nell’ultima sezione l’autrice decide di arricchire la sua tesi, riportando alcune testimonianze di persone che della disabilità hanno fatto la loro forza, tutte diverse e allo stesso tempo tutte simili. C’è chi ha scoperto la malattia in tarda età, chi da giovane, chi ha avuto un incidente eppure tutti a loro modo hanno dovuto “fare i conti” con questa realtà, tutti ne sono rimasti spiazzati ma hanno deciso di reagire e di continuare a vivere.

Pierluigi Lenzi afferma che bisogna imparare “che, per quanto doloroso, i propri limiti vanno riconosciuti e se non si compie questo atto di umiltà il rischio è di intraprendere battaglie sproporzionate rispetto alle proprie possibilità e destinate a fallire“. È  pensiero comune che per affrontare i problemi il miglior modo sia fingere che essi non esistano ma quello che si evince dalle testimonianze è che è il proprio “problema”, la propria disabilità ad essere la vera normalità e la vera forza e che proprio da questa condizione  tutti hanno riscoperto il coraggio di vivere e di affrontare a pieno la vita.

Leggere questo testo non mi ha dato risposte, ma ha fatto sì che mi ponessi molte domande. Non mi ha dato soluzioni, ma spunti di riflessioni. è un saggio consigliato a chi lavora in questo campo, a chi non si è mai approcciato a questo mondo, a chi si chiede cosa può fare di più per gli altri, a chi pensa che non ce la farà, poiché è solo leggendo che si superano le barriere.

Per chi lo desidera sabato 12 novembre alle ore 17 in Via Borgo Vittorio,95 (Roma) l’autrice presenterà il suo saggio!! Io ci sarò e chiunque voglia partecipare è  benvenuto!

Vi aspetto come sempre nei commenti

A presto, Miriam

La ragazza del treno

la-ragazza-del-treno-doc

La ragazza del treno di Paula Hawkins, pubblicato nell’’edizione italiana da Piemme nel 2015, è stato nominato Libro D’Oro dell’Anno.

Data l’imminente uscita al cinema, ho pensato di intraprendere questa lettura, un po’ per evitare spoiler , un po’ perché sono la classica lettrice che, di fronte alla versione cinematografica del libro, prova un “sadico piacere” nel continuare a ripetere: “Questo nel libro non c’era!”, o ancora “Ma il libro è più bello!”. Lo so: insopportabile, ma questa sono io!

Personalmente, nel recensire questo libro mi sono trovata in difficoltà. Non è semplice raccontare la trama di un romanzo come questo, senza evitare di rivelare qualcosa di troppo, perciò vi riporterò, l’estratto di trama che troviamo nel risvolto della sovraccoperta del libro stesso:

 La vita di Rachel non è di quelle che vorresti spiare. Vive sola, non ha amici, e ogni mattina prende lo stesso treno, che la porta dalla periferia di Londra al suo grigio lavoro in città. Quel viaggio sempre uguale è il momento preferito della sua giornata. Seduta accanto al finestrino, può osservare, non vista, le case e le strade che scorrono fuori e, quando il treno si ferma puntualmente a uno stop, può spiare una coppia, un uomo e una donna senza nome che ogni mattina fanno colazione in veranda. Un appuntamento cui Rachel, nella sua solitudine, si è affezionata. Li osserva, immagina le loro vite, ha perfino dato loro un nome: per lei, sono Jess e Jason, la coppia perfetta dalla vita perfetta. Non come la sua. Ma una mattina Rachel, su quella veranda, vede qualcosa che non dovrebbe vedere. E da quel momento per lei cambia tutto. La rassicurante invenzione di Jess e Jason si sgretola, e la sua stessa vita diventerà inestricabilmente legata a quella della coppia. Ma che cos’ha visto davvero Rachel?

Il racconto è definito come appartenente al genere thriller/giallo. È la prima volta che mi avvicino a questo filone letterario quindi spero che i più esperti del settore non se la prendano a male se lo definisco: un bel libro!

Penso, forse da profana, che la riuscita di un romanzo che si presenta come thriller/giallo sia ben sintetizzata in questi tre punti: credibile, appassionante e con un finale a sorpresa. La ragazza del treno li rispetta tutti e tre.

Ma cominciamo con ordine. Ho trovato il libro estremamente credibile: storia possibile, personaggi plausibili, per non parlare dei realistici dialoghi, interiori e diretti. (Questa è un po’ una mia fissa, non so se avete mai letto racconti con dialoghi finti oltre l’inverosimile, potrei citarne tantissimi, ma non è questo il luogo). Il romanzo è avvincente e mi ha lasciato col fiato sospeso fino all’ultimo, con la voglia di scoprirne il finale il prima possibile. Ho letto molte critiche riguardo la storia, anche se comunque le ho trovate insensate, non credo sia giusto giudicare un racconto sulla base delle proprie aspettative, a tal proposito si potrà definire deludente  ma non necessariamente brutto, non senza una spiegazione. Ad ogni modo,non è il mio giudizio! è un libro super consigliato, soprattutto a chi, come me, non ha mai letto romanzi di questo genere.

Ora la mia curiosità è tutta volta alla resa cinematografica, considerando l’introspettività del romanzo mi accontento di una buona dose di suspense e dell’effetto shock sul finale. (anche se è ambientato in America e non in Gran Bretagna…)

Voi cosa ne avete pensato? Andrete a vedere il film?

Fatemi sapere con un commento

A presto,

Miriam