Da quassù la terra è bellissima

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TITOLO: Da quassù la terra è bellissima

AUTORE: Toni Bruno

EDITORE: Bao Publishing

ANNO: 2016

 

 

 

Da quassù la terra è bellissima è una graphic novel scritta e disegnata da Tony Bruno edita da Bao Publishing nel 2016.

Akim Smirnov è l’eroe sovietico della corsa allo spazio, ma qualcosa in lui dopo la missione si è rotto, e non pare probabile che possa tornare a volare, cosa che invece il governo vorrebbe. Frank Jones, psicologo, è forse il solo uomo che potrebbe aiutarlo a elaborare un trauma quasi impossibile da isolare e comprendere, ma oltrepassare la cortina di ferro significherebbe tradire il proprio paese. La storia dell’incontro di due destini, tra cosmonauti, guerra fredda e un mondo in rapido cambiamento.

Questa è stata la prima graphic novel che ho letto, della bao. Tutti i booktuber che seguo ne parlavano entusiasti ed io ero molto incuriosita così quando alla fiera del libro, Più libri più liberi 2016, ho visto l’autore presente allo stand Bao, non ho resistito alla tentazione di prenderla con una dedica personalizzata!

Non avevo mai letto nulla riguardo il periodo della guerra fredda ma come ogni prima esperienza presenta, sempre, due aspetti: quello bello ed interessante che porta di natura la novità, e quello complicato ed ostico che riguarda l’approccio stesso al nuovo.

7 Da quassù la terra è bellissimaPer il primo aspetto – bello ed interessante – di Da quassù la terra è bellissima non posso che nominare in primo luogo il disegno e la scelta dei colori. Tony Bruno ha uno stile da scoprire, in una prima e frettolosa visione i suoi disegni sembrano principalmente schizzi mentre invece, con una lettura più attenta si nota la cura e i dettagli di ogni tavola. Altra nota d’onore la merita la scelta delle nuance che cambiano con il variare delle scene: tese, rilassate, commoventi e dolorose ad ognuna la sua sfumatura.

Altra qualità di questa graphic novel è legato al lato psicologico. L’eroe sovietico dopo l’ultima missione soffre di attacchi di panico e con l’aiuto di Frank Jones, lo psicologo, tenta di superare questo problema. Tutti noi sappiamo per definizione cos’è l’attacco di panico ma pochi lo hanno sperimentato in prima persona e credo che l’autore nel rendere in letteratura un problema psicologico abbia creato un piccolo capolavoro.

Passiamo ora al secondo aspetto – complicato ed ostico – c’è un fatto nella storia che non ho ben compreso, è un piccolo passaggio che, confrontandomi con altri lettori,  ha lasciato varie perplessità. La storia, precisiamo, è chiara ma credo che in alcuni casi una vignetta in più avrebbe reso ancor più trasparente e lineare il proseguire della storia.

Da quassù la terra è bellissima è una graphic novel che consiglio a tutti: a coloro che stanno affrontando problemi che pensano non abbiano soluzione; a coloro che guardano al passato come insuperabile e a coloro che in un’amicizia nata nel modo più improbabile hanno trovato una svolta per il futuro.

Alla prossima, Miriam

 

L’Amico Ritrovato

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TITOLO: L’amico ritrovato

AUTORE: Fred Uhlman

EDITORE: Feltrinelli

ANNO: 1998

 

 

L’amico ritrovato, scritto da Fred Uhlman e comparso negli Stati Uniti nel 1971, è pubblicato in Italia da Longanesi nel 1979 con il titolo Ritorno.

Come ormai avrete capito, mi risulta sempre difficile recensire un classico della letteratura sopratutto se quest ultimo è intitolato L’amico ritrovato.

Cominciamo con ordine: la trama.

“Due ragazzi sedicenni frequentano la stessa scuola esclusiva. L’uno è figlio di un medico ebreo, l’altro è di ricca famiglia aristocratica. Tra loro nasce un’amicizia del cuore, un’intesa perfetta e magica. Un anno dopo, il loro legame è spezzato. Questo accade nella Germania del 1933…”

L'amico ritrovatoIl romanzo conta intorno alle 90 pagine ma per gli argomenti trattati e in particolare il modo non ha nulla da invidiare a opere ben più corpose.

Come si evince dal titolo, il tema principale è l’amicizia, un inno all’amicizia. Questa viene descritta come poetica, delicata, passionale, infantile come si addice a due adolescenti che nella loro età di passaggio tendono ad enfatizzare e interiorizzare ciò che gli accade.

La seconda guerra mondiale e le leggi razziali fanno da contorno alla storia segnandone l’inizio e la fine.

Già vi avevo accennato alla mia passione per i classici, eppure L’amico ritrovato non era mai stato contemplato nella mia “lista”. Sabato scorso, sistemando il magazzino del negozio, mi sono imbattuta in questo piccolo volume convincendomi di leggerlo… Che dire, non mi sono pentita!

È un libro consigliato: a chi sogna l’amicizia, quella vera; a chi l’ha trovata, perché riconosca la sua fortuna e a chi l’ha perduta perché possa ritrovarla.

Alla prossima, Miriam

 

La sarta di Dachau

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TITOLO: La sarta di Dachau

AUTORE: Mary Chamberlain

EDITORE: Garzanti

ANNO: 2016

 

 

La sarta di Dachau, scritto da Mary Chamberlain, è stato definito il fenomeno letterario del 2015, edito in lingua originale da Random House, arriva nelle librerie italiane  grazie a Garzanti, nel gennaio del 2016.

Cominciamo con ordine, e perciò partiamo dalla trama:

Londra, 1939. Ada Vaughan non ha ancora compiuto diciotto anni quando capisce che basta un sogno per disegnare il proprio destino. E il suo è quello di diventare una sarta famosa, aprire una casa di moda, realizzare abiti per le donne più eleganti della sua città. Ha da poco cominciato a lavorare presso una sartoria in Dover Street, e la vita sembra sorriderle. Un viaggio imprevisto a Parigi le fa toccare con mano i confini del suo sogno: stoffe preziose, tagli raffinati, ricami dorati. Ma la guerra allunga la sua ombra senza pietà. Ada è intrappolata in Francia, senza la possibilità di ritornare a casa. Senza soldi, senza un rifugio, Ada non ha colpe, se non quella di trovarsi nel posto sbagliato. Ma i soldati nazisti non si fermano davanti a niente. Viene deportata nel campo di concentramento di Dachau. Lì, dove il freddo si insinua senza scampo fino in fondo alle ossa, circondata da occhi vuoti per la fame e la disperazione, Ada si aggrappa all’unica cosa che le rimane, il suo sogno. L’unica cosa che la tiene in vita. La sua abilità con ago e filo le permette di lavorare per la moglie del comandante del campo. Gli abiti prodotti da Ada nei lunghi anni di prigionia sono sempre più ricercati, nonostante le ristrettezze belliche. La sua fama travalica le mura di Dachau e arriva fino alle più alte gerarchie naziste. Le viene commissionato un abito che dovrà essere il più bello della sua carriera. Un vestito da sera nero, con una rosa rossa. Ma Ada non sa che quello che le sue mani stanno creando non è un abito qualsiasi. Sarà l’abito da sposa di Eva Braun, l’amante del Führer… 

Mi soffermerò poco sulla storia, se non per confermare quanto detto dalla stampa internazionale, si narra dell’amore, della guerra e della speranza in un modo tutto diverso e indimenticabile. Sicuramente non passerà inosservato l’aspetto dedicato ai sogni e al desiderio instancabile di raggiungerli, sono loro che spesso ci mantengono in vita.

26 marzoNon avevo mai letto nulla riguardante la seconda guerra mondiale e, in generale, mi sono sempre ben guardata dal farlo. Sono una persona molto sensibile a certi argomenti e a volte, per proteggermi, ho voluto allontanare da me alcuni discorsi. Ho visitato musei e visto film sul tema, ma tutti molto distanti, temporalmente parlando, l’uno dall’altro ma mai avevo letto qualcosa su quest’epoca storica. Leggere un libro è diverso:  le immagini si auto costruiscono nella mente e rimangono lì, impresse, sei tu il loro creatore e tu che le rendi reali, vivide, incancellabili.

Leggere un libro, con questa consapevolezza, è diverso!

Ada Vaughan è una protagonista particolare, per la quale non si simpatizza subito, anzi. All’inizio la trovavo infantile, viziata e ingenua ma poi il suo vissuto l’ha cambiata al punto che non amarla è stato impossibile. Come già vi accennavo nel Le mie cene con Edward, di norma tendo a immedesimarmi nei personaggi dei libri che leggo, tendo a capirne il linguaggio, le aspirazioni, le gioie ma anche le paure e i dolori, con Ada non è stato così e solo alla fine ne ho colto il motivo: io, non volevo immedesimarmi nella protagonista e soprattutto nel suo dolore.

Questo libro mi ha portato a riflettere molto sulla mia vita, sulla morte e sulla guerra. Durante la seconda guerra mondiale molte coscienze si sono lavate con la frase “io non ne sapevo niente” (come se non ci fossero state le leggi razziali a presagire il disastro) ma oggi, con i social, le breaking news, le foto e i video: quanto possiamo tirarci indietro e dire “io non lo sapevo”? Non voglio fare la morale a nessuno, ma è un libro che senza dubbio mi ha messo in discussione rispetto ai tanti fatti che ogni giorno mi limito ad osservare con cinico distacco.

Lo so, pensavate che sarebbe stata una recensione leggera, e invece… ma ogni tanto un po’ di sana autocritica è utile.

È un libro che consiglio a tutti, niente da aggiungere.

Alla prossima, Miriam